I post precedenti
hanno riguardato le reti di telecomunicazioni e quelle elettriche, il cui funzionamento è vitale per assicurare a tutti i cittadini di una nazione gli standard di qualità della vita a cui siamo abituati oggigiorno e per questo motivo sono chiamate infrastrutture critiche. Questa categoria comprende naturalmente anche le infrastrutture per l’erogazione dell’acqua, del gas e per il trasporto ferroviario ed aereo e per i servizi finanziari.
Non è quindi per caso
che ho rivolto l’attenzione ad alcuni rischi e minacce collegate all'esercizio di
alcune delle suddette infrastrutture e che adesso provo ad allargare il punto di
osservazione e condividere alcune riflessioni personali su questo ambito.
La prima considerazione
è che l’Italia deve mettere nella propria agenda la definizione di un piano
strategico per lo sviluppo delle infrastrutture critiche.
Nel passato sono
stati commessi dei gravi errori in questo ambito e mi riferisco in particolare alle
modalità di privatizzazione di Telecom Italia che hanno determinato la
condizione attuale di forte indebitamento e la significativa partecipazione
azionaria da parte di una grande azienda di un altro Paese Europeo
(Telefonica de Espana possiede il 46% di
Telco che controlla il 22% di Telecom Italia). Purtroppo sono due condizioni anomale nel panorama europeo
degli altri operatori telefonici europei ex-incumbent, che condizionano le
strategie di investimento dell’azienda e di conseguenza lo sviluppo dell’infrastruttura
di telecomunicazioni del Paese.
A questo proposito, ricollegandomi ad un
precedente post sulla gara per la concessione delle licenze per la realizzazione
delle reti mobili LTE in cui avevo espresso molta preoccupazione per l’enorme
costo sopportato dagli operatori e la possibile conseguenza sugli investimenti
per la sicurezza delle stesse reti , devo dire che ho accolto con grandissimo
piacere la notizia, che spero sarà presto confermata, che il maggior introito
ottenuto sarà utilizzato per lo sviluppo dell’infrastruttura NGN ovvero la rete
fissa a larghissima banda.
Queste sono
esattamente le decisioni di cui il nostro Paese ha bisogno !
La seconda
riflessione è che contestualmente alla definizione di un piano strategico per
lo sviluppo delle infrastrutture critiche, il Paese deve assicurare che i
gestori delle infrastrutture critiche adottino le misure più idonee per la
protezione nei confronti di minacce esogene e endogene.
A mio giudizio,
nonostante i gestori delle infrastrutture critiche del Paese siano aziende
indipendenti ed addirittura nel caso di Telecom Italia addirittura ad
azionariato privato, occorre un organo di coordinamento e controllo delle
modalità di gestione del rischio rispetto ad eventi derivanti da catastrofe
naturali piuttosto che da minacce informatiche. Sono convinto che sia necessario attribuire ad
un organo centrale l’autorità di condurre valutazioni preventive dei piani di
sicurezza definiti dai vari gestori di infrastrutture critiche, di effettuare assessment
tecnici e piani di formazione per i gestori. La presenza di tale “struttura” è
ancora più fondamentale in un contesto di recessione economica e riduzione
degli investimenti.
Ho fiducia che nel
futuro si possa arrivare a realizzare un modello similare a questo dal momento
che oggi abbiamo almeno due pilastri fondamentali. Mi riferisco alla Segreteria
Infrastrutture Critiche della Presidenza del Consiglio e al CNAIPIC, Centro
Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture
Critiche.
La Segreteria
Infrastrutture Critiche “cura il
coordinamento interministeriale delle attività nazionali, anche in ambito internazionale, e delle
attività tecniche e scientifiche per l’individuazione e la designazione delle
infrastrutture critiche nazionali ed europee e concorre al coordinamento per la
loro protezione”. Conosco la grandissima capacità professionale e l’energia
dell’Ing. Luisa Franchina, che è la responsabile della Segreteria, e per questo
motivo sono certo che riuscirà a raggiungere gli obiettivi prefissati se
riceverà le risorse necessarie per operare e soprattutto la collaborazione da
parte di tutte le altre istituzioni coinvolte.
Il CNAIPIC è
stato creato alcuni anni fa grazie alla straordinaria capacità ed intuizione del
Dott. Domenico Vulpiani oggi Dirigente Generale della Polizia di Stato,
Coordinatore per la Sicurezza Informatica e per la Protezione delle
Infrastrutture Critiche. Come si potrebbe non ammirare enormemente qualcuno che
ha trasformato una visione strategica in un disegno di legge ? forse non tutti
sanno infatti che il ruolo del CNAIPIC risulta formalizzato in un decreto
legislativo. Per la precisione il CNAIPC è “in
via esclusiva incaricato della prevenzione e della repressione dei crimini
informatici, di matrice comune, organizzata o terroristica, che hanno per
obiettivo le infrastrutture informatizzate di natura critica e di rilevanza nazionale”.
Con la creazione
del CNAIPIC, l’Italia, e nello specifico
la Polizia Postale e delle Comunicazioni, è stata un precursore in questo
ambito anticipando analoghe realizzazioni da parte di altre nazioni. Il lavoro
del CNAIPIC sta procedendo sotto traccia, come è giusto che sia, ma la sola evidenza
pubblica del fatto che grandi aziende italiane continuano a stipulare accordi
di partnership sono la testimonianza del fatto che il mondo privato sta
riconoscendo il ruolo e l’importanza del lavoro svolto finora dal Centro.
E’ esattamente
questo che io credo sia fondamentale: una forte collaborazione tra pubblico e privato
è la base necessaria per costruire un modello efficace di governo delle
infrastrutture critiche del Paese.







